Reggio Emilia - Teatro Piccolo Orologio


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21 gennaio 2018 , ore 21.00

UN ALT(R)O EVEREST

Domenica 21 gennaio ore 21.00
UN ALT(r)O EVEREST
di e con Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi | scene Maria Spazzi | light designer Alessandro Verazzi | sound designer Silvia Laureti | scelte musicali Sandra Zoccolan | assistenti alla scenografia Erika Giuliano e Marta Vianello | produzione ATIR Teatro Ringhiera in collaborazione con NEXT 2016

Jim Davidson e Mike Price sono due amici. Sono una cordata. Nel 1992 decidono di scalare... la loro montagna: il Monte Rainier nello stato di Washington, Stati Uniti. Il sogno di una vita, una vetta ambita da ogni scalatore, un passaggio obbligatorio per chi, nato in America, vuole definirsi Alpinista. “The Mountain” come la chiamano a Seattle. Ma le cose non sono mai come ce le aspettiamo e quella scalata non sarà solo la conquista di una vetta. Sarà un punto di non ritorno, un cammino impensato dentro alle profondità del loro legame, un viaggio che durerà ben più dei 4 giorni impiegati per raggiungere la cima.
“L’alt(r)o Everest” è una storia vera, non è una storia famosa, da essa non è stato tratto nessun film, ma potrebbe essere la storia di ognuno di noi. E forse lo è. Proprio per la sua spietata semplicità. Una storia che racconta le difficoltà e i passaggi obbligatori che la vita ci mette davanti. Crepacci. Non possiamo voltarci dall’altra parte e non possiamo giraci intorno ma solo attraversarli. Due amici, due vite, due destini indissolubili. link

26 gennaio 2018 , ore 21.00

PALE BLUE DOT

Venerdì 26 gennaio ore 21.00
PALE BLUE DOT
testo di Andrea Brunello con il contributo di Christian Di Domenico | con Andrea Brunello | regia Christian Di Domenico | musiche composte ed eseguite da Enrico Merlin | disegno luci di Elena Piscitilli |
scenografie Roberto Abbiati | costumi Patrizia Caggiati | supporto artistico Salvatore Crisà | con il contributo tecnico e tecnologico di Roberto Tiella / Fondazione Bruno Kessler | organizzazione e distribuzione Serena Grossi | amministrazione Francesca Pegoretti | in collaborazione con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell'Università degli Studi di Trento
e con la Bordeaux University con il supporto di IdEx Bordeaux e i centri di ricerca IRSTEA e Labex COTE (Bordeaux University - Francia) | con il supporto finanziario di IRSTEA (Università di Bordeaux Francia), della Provincia Autonoma di Trento, della Fondazione Caritro e del MiBACT

Una rivoluzione ci salverà. Vero?

Una incredibile storia di speranza, meraviglia, bellezza e disperazione. Il destino della sonda Voyager 1 si mescola con quella del suo creatore dalle tendenze suicide, quelle di suo figlio sognatore e quelle del Pianeta Terra. Mentre il satellite artificiale si allontana dal sistema solare, tutto cade in prospettiva, diventa dolorosamente chiaro che il nostro Pallido Puntino Blu, la Terra, è l’astronave spaziale più preziosa e va protetta senza esitazione e senza compromessi. Noi, gli umani molto intelligenti che per centinaia di migliaia di anni siamo stati cacciatori e raccoglitori nomadi e solo negli ultimi istanti del nostro tempo siamo diventati coltivatori e allevatori, abbiamo cambiato profondamente il nostro pianeta. Adesso affrontiamo un disastro ambientale di dimensioni globali, e noi ne siamo la causa. Eppure sembra che non abbiamo gli strumenti mentali per capire il rischio in cui ci troviamo. Perché non riusciamo a correggere il tiro? Forse non siamo “ingegnerizzati” per farlo? Forse non siamo così intelligenti? Abbiamo creato delle meraviglie, abbiamo inviato navicelle spaziali verso altri sistemi solari eppure non riusciamo a gestire il più distruttivo dei problemi che la nostra specie ha mai dovuto affrontare.
Ma quando tutto sembra perduto avviene la più incredibile delle rivoluzioni. È profonda, è condivisa da tutti in ogni angolo del mondo. È draconiana e necessaria. Il senso fatalistico di inevitabilità è sollevato dalle nostre anime e la struttura sociale cambia per sempre e per il meglio. Tutti i problemi sono risolti… Ma è successo veramente? Può succedere veramente? Oppure è solo utopia, una storia di speranza che deve essere raccontata e poi inviata al Voyager 1 così che almeno lui possa tenere un’ultima finale reliquia della nostra civilizzazione che potrebbe anche essere giunta al termine del suo viaggio. link

3 febbraio 2018

COSTELLAZIONI

Sabato 3 febbraio ore 21.00
COSTELLAzioni
di Nick Payne | traduzione di Noemi Abe | regia Silvio Peroni | con Aurora Peres e Jacopo Venturier | disegno luci Valerio Tiberi | produzione Khora Teatro

C'è una teoria della fisica quantistica che sostiene che esista un numero infinito di universi: tutto quello che può accadere, accade da qualche altra parte e per ogni scelta che si prende, ci sono mille altri mondi in cui si è scelto in un modo differente.

Nick Payne prende questa teoria e la applica ad un rapporto di coppia.

Orlando è un tipo alla mano, che si guadagna da vivere facendo l'apicoltore. Marianna è una donna intelligente e spiritosa che lavora all'Università nel campo della cosmologia quantistica. Costellazioni parla della relazione uomo-donna, ispirandosi alle idee della teoria del caos. Il testo esplora le infinite possibilità degli universi paralleli: si tratta di una danza giocata in frammenti di tempo. In questa danza la più sottile delle sfumature può drasticamente cambiare una scena, una vita, il futuro.

Il testo si estende in un'indagine sul libero arbitrio e sul ruolo che il caso gioca nelle nostre vite. Se tutto questo potrebbe far sembrare Costellazioni uno spettacolo di approfondimento scientifico, non è niente del genere.

I momenti cruciali della relazione di Orlando e Marianna: dalla conoscenza, alla seduzione, al matrimonio, al tradimento, alla malattia, alla morte. Payne mostra ripetutamente, le possibilità e i diversi modi in cui i loro incontri sarebbero potuti andare a causa di fattori che vanno dalle relazioni precedenti alle parole e al tono di voce impiegati. Marianna e Orlando si incontrano, sono fidanzati, non sono fidanzati, fanno sesso, non fanno sesso, si perdono, si ritrovano, si separano e si incontrano di nuovo link

10 febbraio 2018 , ore 21.00

CONTENUTI ZERO - VARIETÀ

Sabato 10 febbraio ore 21.00
Contenuti Zero – Varietà
da un’idea di Giuseppe Scoditti | con Valentina Cardinali, Roberta Crivelli, Tano Mongelli, Giuseppe Scoditti | musiche Tano Mongelli | organizzazione Caterina Consolati | produzione Misanderstendo


Il teatro è divertimento, gioco gioioso e intrattenimento. Ma oggi ha perso queste caratteristiche. Non è un evento di pura “evasione” ma un impegno intellettuale e concettuale (cosa del tutto legittima e che noi comprendiamo). Contenuti Zero va contro tutto questo: è una risata continua, uno sketch dopo l’altro, uno spettacolo dove si ride, si canta e si balla. Il contenitore che utilizziamo è il Varietà. Genere ormai scomparso, palestra per tutti i grandi attori dello spettacolo italiano, da De Sica a Tognazzi, fino al vero vate,Totò. Più che mai sentiamo l’esigenza, oggi, di regalare al pubblico un’esperienza di divertimento assoluto e spensieratezza senza l’obiettivo di dover raccontare qualcosa e questo mezzo ci sembra il più consono. Regalare una risata, insomma, a chi ne ha più bisogno. Si tratta di un varietà nuovo, adattato ai nostri giorni, svecchiato e fresco con sketch, canzoni, balletti, inediti e riscritti. link

15-17 febbraio 2018 , ore 21.00

OTHELLO

Giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 febbraio ore 21.00
OTHELLO
adattamento e regia Adam R. Deremer | con Adam R. Deremer, Emma Orelove, Kevin Patrick McGuire, Mario C. Brown, Patrick Jones, Olivia Rasini, Valeria Bottazzi | costumi Cristian Levrini | produzione Teatro delle Due | Spettacolo in lingua originale inglese

Dalla notte di Venezia alla notte di Cipro, l'oscurità avvolge Othello, incombe sui personaggi. Le loro realtà non hanno peso, tutti i personaggi si muovono in un immaginario creato di volta in volta da un unico burattinaio.
Othello, sposato con Desdemona, viene istigato da Iago, geloso di lui, a credere che la moglie lo tradisca con Cassio. Porta un fazzoletto come prova delle sue accuse. Othello, roso dalla gelosia uccide la moglie e quando il piano di Iago viene smascherato, Othello preso dal rimorso per il suo terribile gesto si toglie la vita.
E' la storia di un ragazzo dalla pelle nera, bello e prestante, che arriva in Europa dall'Africa, e nel raggiungere il successo si scontra con l'invidia degli amici e i pregiudizi della società. E' questa stessa invidia che porta Iago a tessere la trama di inganno che lentamente intrappola Othello. Il suo amore per Desdemona di colpo diventa ossessivo, si tramuta nella fissazione malsana che porta alla tragedia. Da generale di successo e marito felice improvvisamente Othello si trasforma in femminicida. Datato 1603, Othello sembra essere stato scritto ai giorni nostri, tanto risultano attuali i temi principali. Un dramma individuale che diventa man mano sempre più collettivo, un testo che ci mette di fronte al lato oscuro dell'essere umano. Un testo che ci costringe a chiederci: cosa farei io in quella situazione? link

24 febbraio 2018 , ore 21.00

COSÌ TANTA BELLEZZA

Sabato 24 febbraio ore 21.00
COSÌ TANTA BELLEZZA
scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino | assistente alla regia Valentina Paiano | produzione Compagnia Teatro Binario 7

Un invito a non lasciarci sfuggire le occasioni di bellezza che quotidianamente accadono intorno a noi, un'esortazione a vivere il "qui e ora", liberandosi dalle strutture. La bellezza di dire ciò che potrebbe essere meglio per sé e per gli altri, di essere se stessi, la bellezza di guardare alla nostra esistenza con ironia e leggerezza.
Un uomo, una moglie, due figli, un lavoro dignitoso, qualche amico per il fine settimana con condividere qualche piccola trasgressione, ma nessun terribile segreto da tenere nascosto. Un uomo come chiunque di noi può essere.
Insomma, una vita semplice, dove ogni cosa è al suo posto, in un ordine preciso. Ma, anche dietro le più canoniche vite, si nasconde sempre un disagio, una sorpresa e una voglia di cambiare.
Ed è così che il protagonista, uscendo una sera come le altre per fare una passeggiata, comincia a far cadere le sue certezze, a mostrare a sé stesso le ombre che si celavano dietro a tutto il suo ordine, a intuire intorno a se’ un piccolo mondo di bellezza che aveva smesso di cogliere, di vedere e di immaginare possibile.
Lasciarsi sorprendere da questa bellezza ha delle conseguenze: non si può più tornare indietro. Tutto, improvvisamente, intorno a lui pretende un nuovo modo di stare fino a perdere le certezze che si sono costruite giorno dopo giorno per darsi il tempo di una nuova verità, la sua, che, una volta avvertita, non si può più tacere. link

2-11 marzo 2018 , ore 21.00

NESSUNA PIETÀ PER L’ARBITRO

Venerdì 2 e 9, sabato 3 e 10 marzo ore 21.00
domenica 4 e 11 marzo ore 17.00
NESSUNA PIETÀ PER L’ARBITRO
di Emanuele Aldrovandi | con Filippo Bedeschi, Luca Mammoli, Federica Ombrato, Alessandro Vezzani | regia Marco Maccieri e Angela Ruozzi | scene Antonio Panzuto | disegno luci Silvia Clai |
costumi Rosa Mariotti | con la consulenza scientifica del prof. Marco Giampieretti | produzione Centro Teatrale MaMiMò

Spettacolo vincitore del Premio del pubblico al Festival Teatrale di Resistenza/Premio Museo Cervi 2017


Una famiglia che vive per il basket. Una società post-ideologica, in cui sembra non riusciamo più a scegliere in base a principi di valore. Eppure scelte ne compiamo e continuamente. Ma in funzione di cosa? Giuseppe: storico, ricercatore universitario, mille euro al mese. Sta preparando un discorso per la celebrazione del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana, ma difficilmente riuscirà a scriverlo. Moglie: in dolce attesa, sarà licenziata non appena il suo datore di lavoro se ne accorgerà.
Incoraggia il marito a scrivere il discorso convinta che sia un modo per avere successo e far quadrare i bilanci familiari. Figlio: disoccupato, a rischio neet, gioca a basket e ha dei seri problemi di gestione della propria collera. Arbitro: come hobby dirige partite di basket, di mestiere fa colloqui di lavoro. Una partita rissosa, un fallo non fischiato e un braccio rotto. Attorno alla figura dell’arbitro la triade dei protagonisti si allea, si accalora, collabora, si accanisce trasformando le situazioni conflittuali in conflitti di natura etica ed esistenziale. La questione “Arbitro” diventa strumento per sviluppare sulla scena, attraverso il meccanismo dello straniamento e il dialogo diretto con il pubblico, temi civili quali individualismo/bene comune, potere/anarchia, legge/libertà, idealismo/utilitarismo. E diventa occasione per Giuseppe per vedere “da fuori” la società in cui vive nel tentativo di cogliere una prospettiva storica all’interno del suo tempo, per riuscire a narrarlo. “E poi siamo sicuri che il nostro mondo sia davvero post-ideologico? Forse fra duecento anni i posteri guarderanno al passato e diranno che noi un’ideologia l’avevamo. Vedranno la legge che governava il nostro mondo, vedranno lo spirito della nostra epoca. E come lo chiameranno?” Tutto questo, passando da De Gasperi a Michael Jordan, da Togliatti a LeBron James…tra principi fondamentali e qualche tiro a canestro… link

17 marzo 2018 , ore 21.00

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

sabato 17 marzo ore 21.00
SULLA MORTE SENZA ESAGERARE
ideazione e regia Riccardo Pippa | di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza | scene, maschere e costumi Ilaria Ariemme | disegno luci Giuliano Bottacin | cura del suono Luca De Marinis | foto di Laila Pozzo | co-produzione Teatro dei Gordi e TIEFFE Teatro Milano
Vincitore all'unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015.
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico.

La nuova produzione del Teatro dei Gordi è un omaggio alla poetessa polacca Wis?awa Szymborska. Ideato e diretto dal regista veronese Riccardo Pippa, Sulla morte senza esagerare, affronta il tema della morte in chiave ironica e divertente attraverso un uso non convenzionale delle maschere. Le figure si muovono con verità e leggerezza su un tessuto drammaturgico originale.

[..]
Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

da Sulla morte senza esagerare. Wislawa Szymborska

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, dove le anime prendono definitivo congedo dai corpi, c’è la nostra Morte. I vivi la temono, la fuggono, la negano, la cercano, la sfidano, la invocano. L’unica certezza è la morte, si dice.
Ma quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E poi che ne sa la Morte, lei che è immortale, di cosa significhi morire? Maschere contemporanee di cartapesta, figure familiari raccontano, senza parole, i loro ultimi istanti, le occasioni mancate, gli addii; raccontano storie semplici con ironia, per parlare della morte, sempre senza esagerare. link

6-7 aprile 2018 , ore 21.00

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE

Venerdì 6 e sabato 7 aprile ore 21.00
SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE
di Emanuele Aldrovandi | con Luz Beatriz Lattanzi, Marcello Mocchi, Matthieu Pastore e Daniele Pitari | regia Pablo Solari | scene Maddalena Oriani, Davide Signorini | sound designer Alessandro Levrero | produzione Centro Teatrale MaMiMò in collaborazione con Arte Combustibile e La Corte Ospitale – Residenze 2016

Testo finalista Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2015
Spettacolo finalista Premio Scenario 2015
Testo presentato in anteprima in lingua catalana al Festival PIIGS 2015 di Barcellona con il titolo Balenes
Progetto vincitore del Bando MigrArti del MiBACT 2016

“Scusate se non siamo morti in mare”
Un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa.

In un futuro non troppo lontano la crisi economica – che invece di finire si è aggravata – ha trasformato l’Europa in un continente di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più “ricchi”, ma devono farlo clandestinamente perché questi paesi, nel frattempo, hanno chiuso le frontiere. Fra i tanti mezzi per espatriare illegalmente uno dei più diffusi è il container: i clandestini salgono a bordo, pagano mille dollari alla partenza e mille all’arrivo, senza sapere dove verranno scaricati. I personaggi di questa storia sono quattro e non hanno nome, sono identificati dalle loro caratteristiche fisiche: il Robusto, la Bella e l’Alto sono i tre migranti e il Morbido è il proprietario del container.

Il testo è diviso in quattro parti. La prima è al porto in attesa della partenza, la seconda è il viaggio per mare dentro il container, la terza è in mezzo al mare dopo il naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano e la quarta è un epilogo quasi onirico, forse un’allucinazione: l’arrivo delle balene. Partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, il testo s’interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale. link

Il complesso del Casino dell'Orologio, in cui ha sede il Teatro Piccolo Orologio, è uno spazio fortemente voluto dai cittadini della III Circoscrizione che, nel Maggio del 1978, occuparono simbolicamente per quattro giorni la struttura (antica residenza di campagna degli Scaruffi e poi dei Cassoli e degli Ottavi) pretendendo diventasse spazio culturale, sociale e ricreativo prima del territorio e poi della città. Sia la costruzione che la gestione fu realizzata grazie al duro e tenace lavoro di un centinaio di volontari che, superando ogni tipo di ostacolo, riuscirono a raggiungere i loro intenti. Il Teatro vero e proprio viene ricavato, nel 1981, nello spazio che prima era adibito a fienile. Il primo gruppo ad utilizzarlo fu il Teatro Zazù per le prove del proprio spettacolo. Nel 1982 fu destinato a Centro Giovani - TOPO - con la specializzazione: Teatro. Successivamente viene affidato in convenzione all'Atelier Charivarì condotto da Herbert Thomas che, unitamente ad alcuni gruppi di base, lo gestisce fino al 1991. Dal 1992, con accordi e convenzioni di tipo diverso, è stato gestito dall'Associazione culturale "5T" che è riuscita a costruire un articolato progetto in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (Assessorato Cultura – Circoscrizione III) e la Fondazione I Teatri, che ha visto crescere e diversificare le attività programmate al Teatro Piccolo Orologio con un trend progressivo di recite e presenze. Dal 2011, tramite bando pubblico, la gestione del teatro è passata all'Associazione MaMiMò.