Reggio Emilia - Teatro Piccolo Orologio


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24 febbraio 2018 , ore 21.00

COSÌ TANTA BELLEZZA

Sabato 24 febbraio ore 21.00
COSÌ TANTA BELLEZZA
scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino | assistente alla regia Valentina Paiano | produzione Compagnia Teatro Binario 7

Un invito a non lasciarci sfuggire le occasioni di bellezza che quotidianamente accadono intorno a noi, un'esortazione a vivere il "qui e ora", liberandosi dalle strutture. La bellezza di dire ciò che potrebbe essere meglio per sé e per gli altri, di essere se stessi, la bellezza di guardare alla nostra esistenza con ironia e leggerezza.
Un uomo, una moglie, due figli, un lavoro dignitoso, qualche amico per il fine settimana con condividere qualche piccola trasgressione, ma nessun terribile segreto da tenere nascosto. Un uomo come chiunque di noi può essere.
Insomma, una vita semplice, dove ogni cosa è al suo posto, in un ordine preciso. Ma, anche dietro le più canoniche vite, si nasconde sempre un disagio, una sorpresa e una voglia di cambiare.
Ed è così che il protagonista, uscendo una sera come le altre per fare una passeggiata, comincia a far cadere le sue certezze, a mostrare a sé stesso le ombre che si celavano dietro a tutto il suo ordine, a intuire intorno a se’ un piccolo mondo di bellezza che aveva smesso di cogliere, di vedere e di immaginare possibile.
Lasciarsi sorprendere da questa bellezza ha delle conseguenze: non si può più tornare indietro. Tutto, improvvisamente, intorno a lui pretende un nuovo modo di stare fino a perdere le certezze che si sono costruite giorno dopo giorno per darsi il tempo di una nuova verità, la sua, che, una volta avvertita, non si può più tacere. link

2-11 marzo 2018 , ore 21.00

NESSUNA PIETÀ PER L’ARBITRO

Venerdì 2 e 9, sabato 3 e 10 marzo ore 21.00
domenica 4 e 11 marzo ore 17.00
NESSUNA PIETÀ PER L’ARBITRO
di Emanuele Aldrovandi | con Filippo Bedeschi, Luca Mammoli, Federica Ombrato, Alessandro Vezzani | regia Marco Maccieri e Angela Ruozzi | scene Antonio Panzuto | disegno luci Silvia Clai |
costumi Rosa Mariotti | con la consulenza scientifica del prof. Marco Giampieretti | produzione Centro Teatrale MaMiMò

Spettacolo vincitore del Premio del pubblico al Festival Teatrale di Resistenza/Premio Museo Cervi 2017


Una famiglia che vive per il basket. Una società post-ideologica, in cui sembra non riusciamo più a scegliere in base a principi di valore. Eppure scelte ne compiamo e continuamente. Ma in funzione di cosa? Giuseppe: storico, ricercatore universitario, mille euro al mese. Sta preparando un discorso per la celebrazione del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana, ma difficilmente riuscirà a scriverlo. Moglie: in dolce attesa, sarà licenziata non appena il suo datore di lavoro se ne accorgerà.
Incoraggia il marito a scrivere il discorso convinta che sia un modo per avere successo e far quadrare i bilanci familiari. Figlio: disoccupato, a rischio neet, gioca a basket e ha dei seri problemi di gestione della propria collera. Arbitro: come hobby dirige partite di basket, di mestiere fa colloqui di lavoro. Una partita rissosa, un fallo non fischiato e un braccio rotto. Attorno alla figura dell’arbitro la triade dei protagonisti si allea, si accalora, collabora, si accanisce trasformando le situazioni conflittuali in conflitti di natura etica ed esistenziale. La questione “Arbitro” diventa strumento per sviluppare sulla scena, attraverso il meccanismo dello straniamento e il dialogo diretto con il pubblico, temi civili quali individualismo/bene comune, potere/anarchia, legge/libertà, idealismo/utilitarismo. E diventa occasione per Giuseppe per vedere “da fuori” la società in cui vive nel tentativo di cogliere una prospettiva storica all’interno del suo tempo, per riuscire a narrarlo. “E poi siamo sicuri che il nostro mondo sia davvero post-ideologico? Forse fra duecento anni i posteri guarderanno al passato e diranno che noi un’ideologia l’avevamo. Vedranno la legge che governava il nostro mondo, vedranno lo spirito della nostra epoca. E come lo chiameranno?” Tutto questo, passando da De Gasperi a Michael Jordan, da Togliatti a LeBron James…tra principi fondamentali e qualche tiro a canestro… link

17 marzo 2018 , ore 21.00

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

sabato 17 marzo ore 21.00
SULLA MORTE SENZA ESAGERARE
ideazione e regia Riccardo Pippa | di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza | scene, maschere e costumi Ilaria Ariemme | disegno luci Giuliano Bottacin | cura del suono Luca De Marinis | foto di Laila Pozzo | co-produzione Teatro dei Gordi e TIEFFE Teatro Milano
Vincitore all'unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015.
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico.

La nuova produzione del Teatro dei Gordi è un omaggio alla poetessa polacca Wis?awa Szymborska. Ideato e diretto dal regista veronese Riccardo Pippa, Sulla morte senza esagerare, affronta il tema della morte in chiave ironica e divertente attraverso un uso non convenzionale delle maschere. Le figure si muovono con verità e leggerezza su un tessuto drammaturgico originale.

[..]
Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.
Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

da Sulla morte senza esagerare. Wislawa Szymborska

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, dove le anime prendono definitivo congedo dai corpi, c’è la nostra Morte. I vivi la temono, la fuggono, la negano, la cercano, la sfidano, la invocano. L’unica certezza è la morte, si dice.
Ma quanti ritardi nel suo lavoro, quanti imprevisti, tentativi maldestri, colpi a vuoto e anime rispedite al mittente! E poi che ne sa la Morte, lei che è immortale, di cosa significhi morire? Maschere contemporanee di cartapesta, figure familiari raccontano, senza parole, i loro ultimi istanti, le occasioni mancate, gli addii; raccontano storie semplici con ironia, per parlare della morte, sempre senza esagerare. link

6-7 aprile 2018 , ore 21.00

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE

Venerdì 6 e sabato 7 aprile ore 21.00
SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE
di Emanuele Aldrovandi | con Luz Beatriz Lattanzi, Marcello Mocchi, Matthieu Pastore e Daniele Pitari | regia Pablo Solari | scene Maddalena Oriani, Davide Signorini | sound designer Alessandro Levrero | produzione Centro Teatrale MaMiMò in collaborazione con Arte Combustibile e La Corte Ospitale – Residenze 2016

Testo finalista Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2015
Spettacolo finalista Premio Scenario 2015
Testo presentato in anteprima in lingua catalana al Festival PIIGS 2015 di Barcellona con il titolo Balenes
Progetto vincitore del Bando MigrArti del MiBACT 2016

“Scusate se non siamo morti in mare”
Un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa.

In un futuro non troppo lontano la crisi economica – che invece di finire si è aggravata – ha trasformato l’Europa in un continente di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più “ricchi”, ma devono farlo clandestinamente perché questi paesi, nel frattempo, hanno chiuso le frontiere. Fra i tanti mezzi per espatriare illegalmente uno dei più diffusi è il container: i clandestini salgono a bordo, pagano mille dollari alla partenza e mille all’arrivo, senza sapere dove verranno scaricati. I personaggi di questa storia sono quattro e non hanno nome, sono identificati dalle loro caratteristiche fisiche: il Robusto, la Bella e l’Alto sono i tre migranti e il Morbido è il proprietario del container.

Il testo è diviso in quattro parti. La prima è al porto in attesa della partenza, la seconda è il viaggio per mare dentro il container, la terza è in mezzo al mare dopo il naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano e la quarta è un epilogo quasi onirico, forse un’allucinazione: l’arrivo delle balene. Partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, il testo s’interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale. link

Il complesso del Casino dell'Orologio, in cui ha sede il Teatro Piccolo Orologio, è uno spazio fortemente voluto dai cittadini della III Circoscrizione che, nel Maggio del 1978, occuparono simbolicamente per quattro giorni la struttura (antica residenza di campagna degli Scaruffi e poi dei Cassoli e degli Ottavi) pretendendo diventasse spazio culturale, sociale e ricreativo prima del territorio e poi della città. Sia la costruzione che la gestione fu realizzata grazie al duro e tenace lavoro di un centinaio di volontari che, superando ogni tipo di ostacolo, riuscirono a raggiungere i loro intenti. Il Teatro vero e proprio viene ricavato, nel 1981, nello spazio che prima era adibito a fienile. Il primo gruppo ad utilizzarlo fu il Teatro Zazù per le prove del proprio spettacolo. Nel 1982 fu destinato a Centro Giovani - TOPO - con la specializzazione: Teatro. Successivamente viene affidato in convenzione all'Atelier Charivarì condotto da Herbert Thomas che, unitamente ad alcuni gruppi di base, lo gestisce fino al 1991. Dal 1992, con accordi e convenzioni di tipo diverso, è stato gestito dall'Associazione culturale "5T" che è riuscita a costruire un articolato progetto in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (Assessorato Cultura – Circoscrizione III) e la Fondazione I Teatri, che ha visto crescere e diversificare le attività programmate al Teatro Piccolo Orologio con un trend progressivo di recite e presenze. Dal 2011, tramite bando pubblico, la gestione del teatro è passata all'Associazione MaMiMò.