Reggio Emilia - Teatro Piccolo Orologio


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30-31 marzo 2017 , ore 21.00

PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE

Giovedì 30 e venerdì 31 marzo ore 21.00

PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE
di Livia Ferracchiati
drammaturgia Livia Ferracchiati, Greta Cappelletti
con Linda Caridi, Luciano Ariel Lanza, Chiara Leoncini, Alice Raffaelli
regia Livia Ferracchiati
e con le voci di Ferdinando Bruni e Mariangela Granelli produzione Compagnia The Baby Walk | con il sostegno di Campo Teatrale




Fine anni '90. Peter ha 11 anni e mezzo e lunghi capelli biondi. Wendy ne ha 13 ed è mora. Tinker Bell, la rattoppa campane, è una fata senza bacchetta magica. Crescere. Scoprire i primi impulsi sessuali, gestire il primo innamoramento e gli scontri con i genitori per affermare la propria identità. Peter "non è esattamente una femmina, ma precisamente un maschio" e nessuno sembra accorgersene. Il disagio che vive è raccontato attraverso il parallelismo con i personaggi dei celebre romanzo di James Matthew Barrie Peter Pan nei giardini di Kensington.

Per i bambini e gli adolescenti transgender il momento dello sviluppo rappresenta un punto di non ritorno e, similmente alla figura classica di Peter Pan, si trovano a desiderare di non voler crescere. La storia prende spunto anche da episodi dell'infanzia di persone FtM (Female to Male).

Raramente si riflette sul fatto che le persone transgender non sono sempre state degli adulti e che il disagio di avere un corpo che non rispecchia la percezione di sé è una condizione che si origina fin dai primi anni di vita.

Peter Pan guarda sotto le gonne è il percorso intimo della formazione di un'identità e il primo capitolo della Trilogia sulla Transessualità, un percorso a tappe che racconta l'esperienza della dicotomia fra corpo e mente in fatto di identità di genere. link

8 aprile 2017 , ore 21.00

ALFREDINO - L'ITALIA IN FONDO AL POZZO

Sabato 8 aprile ore 21.00

ALFREDINO - L'ITALIA IN FONDO AL POZZO
di e con Fabio Banfo
regia di Serena Piazza
produzione Effetto Morgana



Lo spettacolo è il racconto della tragica vicenda del piccolo Alfredo, precipitato a 30 metri di profondità nel pozzo di Vermicino, e dei tentativi di salvarlo nelle 36 ore successive. Una storia che ha sconvolto il paese nel 1981, con la prima diretta no-stop a coprire un caso di cronaca, un evento mediatico che doveva documentare una storia a lieto fine e che alla fine si è trasformato in uno shock collettivo nazionale. Una storia che assomiglia a mille altre storie italiane, fatta di improvvisazione, approssimazione, coraggio, cialtroneria, conflitti tra poteri, politica, vanità, avente come protagonisti macchiette, nani, acrobati, eroi, mezzibusti, politici... Ma il personaggio centrale è Alfredino, quel bambino perduto, come fosse l'anima dell'Italia, inghiottita dal buio, perduta per sempre, per sempre incastonata in un diamante, come il blocco di ghiaccio azotato in cui fu conservato il suo corpo, prima di recuperarlo dalla tenebra in cui è venuto a mancare a noi tutti. link

22 aprile 2017 , ore 21.00

PIANOFORTE VENDESI

Sabato 22 aprile ore 21.00

PIANOFORTE VENDESI
Tratto dall’omonimo libro di Andrea Vitali
adattamento Andrea Vitali e Raffaele Latagliata
con Adriano Evangelisti
regia Raffaele Latagliata
produzione Fondazione Aida – Ars Creazione e Spettacolo | in collaborazione con Garzanti



Pianoforte vendesi è la storia di un ladro che deve scegliere tra le buone e le cattive azioni: il bianco e il nero, come i tasti del pianoforte. I gesti che si troverà a compiere rivelano un grande desiderio di riscattare la sua umanità. Sullo sfondo, in una dimensione di mistero da racconto dickensiano trasbordato su lago, c'è un'intera collettività, un paese sospeso – per una notte – fra legalità e illegalità, fra lecito e illecito, fra comandamento etico e abitudine. Tra le strade e nelle case si avverte ancora l'eco, e forse il respiro, di tutti coloro che lì hanno vissuto, gioito, sofferto, sognato, amato. La versione teatrale di Pianoforte vendesi cercherà di utilizzare la forza evocativa della parola, affidata esclusivamente al talento istrionico di un solo attore chiamato a dare voce e corpo a tutti i personaggi della storia e il potere di suggestione emotiva della musica, composta appositamente per questo spettacolo, per restituire le atmosfere soffuse e le penombre di questo romanzo di straordinaria intensità, perennemente in bilico tra sogno e realtà, senza dimenticare i guizzi folgoranti del suo umorismo. link

29 aprile 2017 , ore 21.00

RITRATTO DI DONNA ARABA CHE GUARDA IL MARE

Sabato 29 aprile ore 21.00

RITRATTO DI DONNA ARABA CHE GUARDA IL MARE
testo di Davide Carnevali
regia di Claudio Autelli
con Alice Conti, Michele Di Giacomo, Giacomo Ferraù e Giulia Viana
produzione Lab121 | con il sostegno di Next/Laboratorio Delle Idee 2015 | coproduzione con Riccione Teatro


Il paese a cui si fa riferimento nel testo è un paese imprecisato ma sicuramente nordafricano-mediterraneo, può essere Marocco, Algeria, Tunisia o Libia. Noi spesso diciamo che questi sono paesi arabi (ad esempio quando qualche anno fa c’è stata la cosiddetta “primavera araba”), ma in realtà quella araba è una dominazione culturale, che ha imposto nei secoli una lingua e una religione comuni. Nello stesso modo in cui il colonialismo europeo più recentemente ha imposto un’organizzazione della società economica e dell’apparato statale. La lingua araba è per loro una lingua della cultura, così come il francese è la lingua commerciale, ma tutti quei paesi parlano nel quotidiano anche lingue proprie. Il nostro punto di vista “appiattisce” tutte le differenze, per noi sono semplicemente arabi, stranieri, barbari; per questo motivo ogni lingua o dialetto parlato nell’opera viene formalmente percepito come una sola lingua. In definitiva questo è un testo sulla nostra incapacità o non volontà di approfondire la conoscenza dell’estraneo e indagare nelle differenze culturali – dunque linguistiche. Quindi il nostro termine “arabo” applicato a quel contesto è in parte un errore, che nasce dalla nostra poca conoscenza di quei paesi. Il titolo dell’opera riflette questo errore, come dice ad un certo punto la Donna: «Non siamo arabi, anche se è quello che si dice, anche se è quello che si scrive, anche se è quello che uno straniero pensa di noi. Ma uno straniero che non conosce davvero questo paese di solito dice cose sbagliate e scrive cose sbagliate. Anche se forse questo per lui non significa niente.». Diciamo che il titolo ammette la mia ignoranza, o quantomeno sintetizza l’approccio superficiale del punto di vista europeo sulla questione. L’uomo europeo va, prende quello che vuole e se ne va, proprio come ha fatto l’Europa durante il colonialismo, senza aver davvero capito il valore delle sue azioni e le conseguenze disastrose del suo comportamento.

Davide Carnevali link

Il complesso del Casino dell'Orologio, in cui ha sede il Teatro Piccolo Orologio, è uno spazio fortemente voluto dai cittadini della III Circoscrizione che, nel Maggio del 1978, occuparono simbolicamente per quattro giorni la struttura (antica residenza di campagna degli Scaruffi e poi dei Cassoli e degli Ottavi) pretendendo diventasse spazio culturale, sociale e ricreativo prima del territorio e poi della città. Sia la costruzione che la gestione fu realizzata grazie al duro e tenace lavoro di un centinaio di volontari che, superando ogni tipo di ostacolo, riuscirono a raggiungere i loro intenti. Il Teatro vero e proprio viene ricavato, nel 1981, nello spazio che prima era adibito a fienile. Il primo gruppo ad utilizzarlo fu il Teatro Zazù per le prove del proprio spettacolo. Nel 1982 fu destinato a Centro Giovani - TOPO - con la specializzazione: Teatro. Successivamente viene affidato in convenzione all'Atelier Charivarì condotto da Herbert Thomas che, unitamente ad alcuni gruppi di base, lo gestisce fino al 1991. Dal 1992, con accordi e convenzioni di tipo diverso, è stato gestito dall'Associazione culturale "5T" che è riuscita a costruire un articolato progetto in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (Assessorato Cultura – Circoscrizione III) e la Fondazione I Teatri, che ha visto crescere e diversificare le attività programmate al Teatro Piccolo Orologio con un trend progressivo di recite e presenze. Dal 2011, tramite bando pubblico, la gestione del teatro è passata all'Associazione MaMiMò.